Pagina:Le mille ed una notti, 1852, III-IV.djvu/678

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search

260


rando su quell’avvenimento, compresero come Cassim non avesse potuto uscire dalla grotta, ma non seppero immaginare come vi fosse entrato. Cadde loro in mente che potesse essere disceso dall’alto della caverna; ma l’apertura d’onde veniva la luce era così elevata, e la cima della roccia tanto inaccessibile al di fuori, oltre che nulla loro significava averlo egli fatto, che unanimemente confessarono ciò esser fuori della loro penetrazione. Ch’entrato fosse per la porta, non se lo potevano persuadere a meno che posseduto non avesse il segreto per farla aprire; ma tenevano per fermo d’essere i soli a conoscerlo, benché in ciò s’ingannassero, ignorando d’essere stati spiati da Alì Baba, il quale così lo sapeva.

«In qualunque modo fosse avvenuta la cosa, siccome trattavasi di porre le ricchezze comuni al sicuro, convennero di fare in quattro quarti il cadavere di Cassim, e metterli accanto alla porta, al di dentro della grotta, due per parte, onde spaventare chiunque avesse l’audacia di tentare un’impresa consimile; salvo il non tornare alla grotta se non dopo qualche tempo che esalato fosse il puzzo del cadavere. Presa tale risoluzione, la eseguirono, e quando non ebbero più nulla che li trattenesse, lasciarono il loro ricovero ben chiuso, e risaliti a cavallo, andarono a battere la campagna sulle strade frequentate dalle carovane, per attaccarle ed esercitare le consuete ruberie.

«La moglie di Cassim intanto stava in vivissima inquietudine, vedendo già calata la notte, e che il marito non era ancor di ritorno. Andò a casa di Alì Babà tutta agitata, egli disse: — Cognato, voi non ignoratela quanto credo, che Cassim, vostro fratello, è andato nella selva, e per qual motivo. Non n’è ancora tornato, ed ecco inoltrata la notte; temo gli sia accaduta qualche disgrazia. —

«Alì Baba aveva dubitato del viaggio del fra-