Pagina:Le mille ed una notti, 1852, III-IV.djvu/682

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«Morgiana non si smarrì d’animo; uscì nello stesso tempo di Alì Baba, e recatasi da uno speziale che dimorava in quelle vicinanze, bussa alla bottega, le aprono, ed ella domanda una specie di pastiglie efficacissime nelle malattie più pericolose. Lo speziale gliene consegnò pel denaro presentato, domandandole chi fosse malato in casa del suo padrone.

«— Ah!» diss’ella con un profondo sospiro; «è Cassim medesimo, il mio buon padrone! Non si capisce nulla del suo male: non parla e non può mangiare.» Ciò detto, portò via le pastiglie, di cui Cassim veramente non era più in grado di far uso.»


NOTTE CCCLXVII


— Sire,» proseguì la sultana delle Indie, «alla domane, Morgiana tornò dallo stesso speziale, e chiese, colle lagrime agli occhi, un’essenza che solevasi amministrare agl’infermi nell’ultima estremità, più non avendosi speranza de’ loro giorni, se quell’essenza non li faceva guarire,

«— Aimè!» diss’ella con grandissima afflizione, ricevendola dalle mani dello speziale; «temo assai che questo rimedio non faccia miglior effetto delle pastiglie! Ah, che perdo un buon padrone! —

«D’altra parte, siccome Ali Baba e sua moglie furono veduti tutto il giorno andare e venir più volte in aspetto assai mesto alla casa di Cassim, niuno si maravigliò all’udire verso sera le lamentevoli grida della moglie di questo, e soprattutto di Morgiana, annunziatili com’egli fosse spirato.

«Il giorno appresso, di buon mattino, Morgiana, la quale sapeva esservi sulla piazza un ciabattino, one-