Pagina:Le mille ed una notti, 1852, III-IV.djvu/717

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NOTTE CCCLXXVII


— Sire,» proseguì Scheherazade, «Alì Kodjah scelse un vaso di conveniente capacità, vi pose le mille pezze d’oro, e finì di empirlo d’olive. Otturato quindi il vaso, lo porta ad un mercatante suo amico, e gli dice: — Fratello, voi non ignorate che fra pochi giorni io parto in pellegrinaggio colla carovana per la Mecca; vi domando, in grazia, di volervi incaricare di questo vaso d’olive, e conservarmelo sino al mio ritorno. —

«Il mercante cortesemente rispose: — Prendete, ecco la chiave del mio magazzino; portateci voi stesso il vostro vaso, e mettetelo dove più vi piacerà; vi prometto che ve lo troverete. —

«Giunto il giorno della partenza della carovana da Bagdad, Alì Kodjah, con un cammello carico delle merci di sua scelta, e che gli servì di cavalcatura per viaggio, si unì ad essa, e giunse felicemente alla Mecca. Quivi visitò, con tutti gli altri pellegrini, il tempio sì celebre e frequentato ogni anno dalle nazioni musulmane, che vi giungono da tutte le parti della terra su cui si trovano sparse, osservando religiosamente le prescritte cerimonie. Soddisfatto che ebbe ai doveri del pellegrinaggio, espose le mercanzie che aveva portate, per venderle o farne cambio.

«Due negozianti, avendo vedute, nel passare, le merci di Alì Kodjah, le trovarono tanto belle, che fermaronsi per considerarle, benchè non ne avessero bisogno, e soddisfatta la loro curiosità, uno disse all’altro nell’andarsene: — Se quel mercante sapesse il guadagno che farebbe al Cairo colle sue merci, ve