Pagina:Le mille ed una notti, 1852, III-IV.djvu/743

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NOTTE CCCLXXXIII


— Sire,» continuò a raccontare Scheherazade, «il re di Persia comandò quindi di assicurarsi della di lui persona, lo fece rinchiudere in istretto carcere, e ritirossi nel suo palazzo, estremamente afflitto perchè la festa del Nuruz, tanto solenne in Persia, fosse finita in modo sì tristo per lui e la sua corte.

«Intanto il principe Firuz Schah, sollevato in aria colla rapidità che abbiam detto, in meno di un’ora si trovò tant’alto, che nulla più distingueva sulla terra, dove montagne e valli gli apparivano confuse colle pianure. Allora pensò a tornare al luogo ond’era partito, e s’immaginò che, girando in senso contrario la caviglia e voltando nello stesso tempo la briglia, vi sarebbe riuscito; ma estremo fu il suo stupore quando vide che il cavallo lo sollevava sempre più colla medesima velocità. Girò e rigirò più volte il cavicchio, ma indarno. Allora conobbe il gran fallo commesso di non aver preso dall’Indiano tutte le indicazioni necessarie per governare il cavallo prima di arrischiarsi a cavalcarlo, e ad un tempo comprese la gravità del periglio in cui versava; ma tale cognizione non gli fe’ perdere il senno. Meditando a lungo sul partito da prendere, si mise ad esaminare con minuta attenzione la testa ed il collo dell’animale, e potè infine accorgersi d’un altro cavicchio più piccolo e meno del primo apparente, presso all’orecchia destra. Girò dunque il cavicchio, e sul momento si avvide che scendeva verso terra, per una linea simile a quella per cui era salito, ma meno rapidamente.