Pagina:Le mille ed una notti, 1852, III-IV.djvu/749

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«Soddisfatta che l’ebbero le donne sui primi articoli, risposero all’ultimo: — Principessa, noi ignoriamo cosa ne pensiate voi stessa. Per noi, vi stimeremmo felicissima se il re vostro padre vi sposasse ad un sì amabile principe. Non ve n’ha alcuno in tutta la corte di Bengala che possa stargli a petto, e non sappiamo neppure che ve ne siano de’ più degni di voi negli stati vicini. —

«Il discorso lusinghiero non ispiacque alla real donzella; ma non volendo manifestare i suoi sentimenti, impose loro silenzio. — Siete tante ciarliere,» disse loro; «rimettetevi a letto, e lasciatemi dormire.»


NOTTE CCCLXXXV


— Alla domane, la prima cosa che la principessa fece, appena alzata, fu di mettersi alla toletta. Sin allora non si era mai dato pensiero, quanto quel giorno, per acconciarsi, consultando ad ogni momento lo specchio; mai le sue donne avevano avuto maggior bisogno di pazienza per fare e disfare più volte la medesima cosa, prima che ne fosse contenta.

«— Non ho dispiaciuto così svestita al principe di Persia, me ne sono ben avvista,» diceva fra sè; «ma vedrà tutt’altro quando mi sia abbigliata. —

«Ornossi il capo de’ diamanti più grossi e brillanti, con una collana, braccialetti ed una cintura di pietre consimili, il tutto d’inestimabil valore; l’abito che indossò era d’una stoffa la più magnifica di tutte e Indie, che non lavoravasi se non pe’ soli re,