Pagina:Le mille ed una notti, 1852, III-IV.djvu/751

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qui non penetra senza mio permesso, nell’impazienza in cui sono di udire da voi l’avventura maravigliosa che mi procura il bene di vedervi, ho preferito venir qui a sentirne il racconto, come in luogo dove non saremo interrotti. Fatemi dunque la gentilezza, ve ne scongiuro, di darmi la soddisfazione che vi domando. —

«Per compiacere alla principessa, Firuz Schah cominciò il suo discorso dalla festa solenne ed annua del Nuruz, in tutto il regno di Persia, col racconto di tutti gli spettacoli degni di curiosità, che avevano formato il divertimento della corte, e quasi generalmente della città di Sciraz. Venendo poi al cavallo incantato, ne fece la descrizione, e la narrativa delle maraviglie che l’Indiano, montato su esso, avea fatto vedere davanti un’assemblea tanto celebre, convinse la principessa che nulla potevasi immaginare al mondo di più sorprendente in quel genere.

«— Principessa,» proseguì il giovane, «voi già indovinerete che il re mio padre, il quale non risparmia spese per accrescere i suoi tesori delle cose più rare e curiose di cui possa aver cognizione, dev’essersi acceso d’immenso desiderio d’aggiungervi un cavallo di tal natura. Se ne invogliò in fatti, e non esitò a chiedere all’Indiano a qual prezzo lo mettesse.

«La risposta dell’Indiano fu delle più stravaganti. Disse di non aver comprato il cavallo, ma bensì acquistatolo in cambio d’una sua figliuola unica; ed essendogli stato ingiunto di non privarsene se non sotto condizione consimile, non glielo poteva cedere che sposando, col suo consenso, la principessa mia sorella.

«La turba de’ cortigiani che circondavano il trono di mio padre, sentendo la stravaganza di tale proposta, se ne fecero altissime beffe: ed io, in ispecial