Pagina:Le mille ed una notti, 1852, III-IV.djvu/759

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vi si deciderà da sè medesimo, appena io l’avrò informato della generosità, colla quale mi accoglieste nella mia disgrazia. —

«Dal modo onde spiegavasi il giovane persiano, era la principessa troppo ragionevole per insistere a persuaderlo di presentarsi al re di Bengala, ed esigere da lui di nulla fare contro il suo dovere e l’onor suo; ma s’inquietò della pronta partenza ch’ei meditava, per quanto le parve, e temè che se da lei prendesse commiato, lungi dal tenerle la promessa che le faceva, non la dimenticasse appena avesse cessato di vederla. Per distogliernelo adunque, ella gli disse: — Principe, facendovi la proposta di contribuire a mettervi in grado di ossequiare il re mio padre, non fu mia intenzione d’oppormi ad una scusa legittima quanto quella che mi adducete, e ch’io non aveva preveduta. Mi renderei io stessa complice della colpa che commettereste se pensassi il contrario; ma non posso approvare il vostro pensiero di partire così subitamente come sembra che divisiate. Concedete almeno alle mie preghiere la grazia che vi domando, di darvi il tempo di prender ristoro dalle sofferte fatiche; e poichè la mia ventura volle che siate giunto nel regno di Bengala piuttosto che in mezzo ad un deserto, o sulla cima d’un monte scosceso sì che vi fosse stato impossibile discenderne, vi prego a soggiornarvi uno spazio di tempo sufficiente per portarne notizie dettagliate alla vostra corte. —

«Simile discorso della principessa di Bengala aveva per iscopo che Firuz, facendo con lei una dimora di qualche durata, divenisse insensibilmente più caldo ammiratore delle sue attrattive, colla speranza che, per tal mezzo, l’ardente brama che in lui scorgeva di tornare in Persia, si rallentasse, e potesse allora determinarsi a comparire in pubblico, e