Pagina:Le mille ed una notti, 1852, III-IV.djvu/772

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spiriti. Riavutasi finalmente, piuttosto allora di mancare alla fede promessa a Firuz Schah, acconsentendo alle nozze stabilite dal sultano di Cascemir senza consultarla, ricorse al partito di fingere che, nello svenimento, le avesse dato volta il cervello, e da quel momento cominciò a dire mille stravaganze in presenza del sultano; alzossi perfino come per iscagliarsegli contro, in guisa che questi, stupito ed afflittissimo per quel disgustoso contrattempo, vedendo che non rientrava in senno, la lasciò colle sue donne, alle quali raccomandò di non abbandonarla e prenderne cura. Nel corso del dì si diede premura di mandare sovente ad informarsi dello stato della di lei salute, ed ogni volta gli fu riferito o giacere la giovane nella medesima condizione, od essere il male piuttosto cresciuto che diminuito. Anzi esso parve più violento verso sera che non di giorno; e così il sultano di Cascemir non fu quella notte felice quanto erasi ripromesso.

«La principessa di Bengala non continuò soltanto il giorno seguente negli strani discorsi ed a dare altri segni d’alienazione mentale; lo stesso accadde i giorni seguenti, talchè il sultano si trovò costretto a radunare i medici della sua corte, onde parlar loro di quella malattia, e chiedere se non sapessero mettervi qualche rimedio.

«I medici, consultatisi fra loro, risposero unanimi esservi più sorta e gradi di quella malattia, alcune delle quali, secondo la loro natura, potevano guarirsi, altre erano incurabili; nè poter eglino giudicare di qual indole fosse quella della principessa di Bengala, se prima non la vedessero. Il sultano ordinò agli eunuchi d’introdurli nella stanza della giovane, l’un dopo l’altro, secondo il rispettivo grado.

«La principessa, avendo preveduta la cosa, e temendo che qualora lasciasse avvicinare i me-