Pagina:Le mille ed una notti, 1852, III-IV.djvu/79

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din aprì una finestra, e chiamando la Bella Persiana: - Avvicinatevi,» le disse, «ed ammirate con me la bella vista e la bellezza del giardino al chiaro della luna; non v’ha nulla di più delizioso.» Si avvicinò quella, e godettero insieme dello spettacolo, mentre Scheich Ibrahim levava la mensa.

«Quando il vecchio ebbe finito, e fu venuto a raggiungere i suoi ospiti, Noreddin gli domandò se non avesse qualche bevanda da favorirgli. — Che bevanda vorreste?» rispose Sceich Ibrahim. «Sorbetto? Ne ho di squisitissimo; ma ben sapete, figliuolo, che dopo cena non se ne beve.

«— Lo so,» ripigliò il giovane; «e non è sorbetto che vi domandiamo, ma un’altra bevanda; mi sorprende che non m’intendiate. — È dunque vino che cercate?» replicò Sceich Ibrahim. — Avete indovinato,» soggiunse Noreddin; «se ne avete, favoriteci di portarne una bottiglia. Sapete che si usa berne dopo cena, per passar il tempo finchè giunga l’ora di coricarsi.

«— Dio mi guardi dal tener vino in casa mia,» sclamò Sceich Ibrahim, «e nemmeno di avvicinarmi al luogo ove ce ne fosse! Un uomo parmio, che fece quattro volte il pellegrinaggio della Mecca, ha rinunciato al vino per tutto il tempo della sua vita.

«— Ma pure ci fareste un gran piacere procurandocene,» ripigliò Noreddin; «se non vi dispiace, ve ne insegnerò io il modo senza che entriate nella bettola, nè tocchiate al recipiente che lo contiene. — A tale condizione acconsento,» rispose Sceich Ibrahim; «ditemi soltanto cosa debbo fare.

«— Abbiamo veduto un asino legato all’ingresso del giardino,» disse allora Noreddin; «probabilmente è vostro, e dovete servivene al bisogno. Pigliate queste due altre pezze d’oro; prendete l’asino co’ panieri, ed andate alla bettola più vicina senza