Pagina:Le mille ed una notti, 1852, III-IV.djvu/87

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plice custode non è un ufficiale di tal considerazione da meritare tanto onore; il secondo, di non avermene parlato; il terzo, di non aver penetrata la vera intenzione di quel dabben uomo. In fatti, io son persuaso che non ne abbia avuta altra fuorchè quella di vedere se ottener non potesse qualche gratificazione per aiutarlo a sostenere codesta spesa. Tu non ci hai pensato, ed io non gli dò torto se si vendica di non averla ottenuta, colla spesa maggiore di questa illuminazione. —

«Il gran visir Giafar, lieto che il califfo prendesse la cosa in quel verso, si addossò con piacere i falli rimproveratigli dal monarca, e confessò francamente di aver avuto torto a non dare a Sceich Ibrahim qualche pezza d’oro. — Poichè la cosa è così,» aggiunse il califfo sorridendo, «è giusto che tu sia castigato de’ tuoi errori, ma la punizione ne sarà lieve; e questa è che passerai il resto della notte, al par di me, con quella buona gente, cui sarò ben contento di vedere. Mentre vado a prendere un abito cittadinesco, corri a travestirti anche tu con Mesrur, e venite amendue meco.» Volle Giafar rappresentargli che era tardi, e che la compagnia sarebbesi ritirata prima ch’essi vi giungessero; ma egli rispose di volervi assolutamente andare. Siccome non eravi nulla di vero in ciò che il visir avevagli detto, trovossi questi alla disperazione per tale risoluzione; ma bisognava obbedire senza tante repliche.

— Sire,» disse Scheherazade, «il sole, che già irrora di luce l’appartamento, m’impedisce di seguitare la storia di Noreddin; se vostra maestà me lo permette, ne ripiglierò la continuazione la notte seguente.» Schahriar alzossi senza dir nulla, e la sultana, l’indomani, prosegui il racconto nei seguenti termini: