Pagina:Le mille ed una notti, 1852, III-IV.djvu/94

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«Tutti e tre s’accinsero all’opra; e sebbene la cucina di Sceich Ibrahim non fosse grande, siccome però non vi mancava nessuna delle cose, delle quali avevano mestieri, ebbero in breve acconciato il piatto di pesce, cui il califfo portò nel salone, e postolo in tavola, mise pure davanti a ciascheduno un cedro, affinchè se ne servissero. Mangiarono essi di buon appetito, Noreddin specialmente e la Bella Persiana, restando frattanto il califfo davanti a loro in piedi.

«Quand’ebbero finito, Noreddin, guardando il califfo: — Pescatore,» gli disse, «non si può mangiare miglior pesce, e tu ci hai fatto il più gran piacere del mondo.» E nel medesimo tempo, posta la mano in seno, ne trasse la borsa contenente le trenta pezze d’oro, avanzo delle quaranta che Sangiar, usciere del re di Balsora, avevagli date prima della sua partenza, e: — Prendi,» gli disse, «te ne darei di più se ne avessi: ti avrei tratto dalla povertà, se ti avessi conosciuto prima di avere scialacquato il mio patrimonio; ricevilo nonostante con tanto buon cuore, come se il dono fosse maggiore. —

«Il califfo prese la borsa, e mostrandosene grato a Noreddin, siccome sentì che conteneva oro: — Signore,» gli disse, «non posso ringraziarvi abbastanza della vostra liberalità. È una fortuna aver da fare con buona gente come voi; ma prima di partire, vorrei farvi una preghiera, che vi supplico di accordarmi. Ecco un liuto, il quale mi fa comprendere che la signora lo sa maneggiare. Se poteste da lei ottenere che mi facesse il favore di suonare un’aria, me ne andrei il più lieto del mondo: è uno strumento che amo con passione.

«— Bella Persiana,» disse subito Noreddin, volgendosi a lei, «vi domando questa grazia, e spero che non me la negherete.» Preso essa dunque il liuto, ed accordatolo in pochi istanti, suonò e cantò un’a-