Pagina:Le mille ed una notti, 1852, V-VI.djvu/240

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«Hicar, vedendo tutto disposto per l’esecuzione del suo strattagemma, volle dare al re il piacere di quello spettacolo, ed avvezzare nello stesso tempo i fanciulli e gli uccelli alla vista di numerosa assemblea. Sencharib, seguito da tutta la corte, recossi in una vasta pianura; presero posto in un grande recinto, e quando ciascuno fu seduto, il visir fece avanzare i fanciulli e quelli che portavano gli aquilotti in mezzo al recinto. Si attaccarono i canestri agli uccelli; vi si fecero salire i fanciulli; le aquile presero il volo, o giunti nel più alto dell’aere, si udirono i fanciulli gridare di portar loro i materiali. Il re, meravigliato di quell’invenzione, fece rivestire Hicar d’un abito d’onore d’immenso pregio, e gli permise di partire per l’Egitto.

«Il vecchio si pose in cammino il dì dopo, accompagnato da numerosa scorta, e conducendo seco le aquile ed i fanciulli. Faraone, informato che un inviato di Sencharib si recava alla sua corte, incaricò vari ufficiali di riceverlo. Il vecchio visir, al suo arrivo, fu condotto alla presenza di Faraone, e gli volse queste parole:

«— Il re Sencharib, mio signore, saluta il re Faraone e gli manda un suo schiavo per rispondere alle di lui quistioni, e fabbricare un palazzo fra il cielo e la terra. Se io adempirò a tale condizione, il mio padrone riceverà tre volte la rendita annua dell’Egitto, e se non potrò adempirvi, il mio sovrano manderà al re Faraone l’ammontare delle rendite dell’Assiria per tre anni.»