Pagina:Le mille ed una notti, 1852, V-VI.djvu/456

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search

50


za, e posso dividere con voi il lavoro. — Le mie sorelle ed io basteremo,» rispose la primogenita; «dobbiamo passare fra due acque, in un sito dove vi sarebbe impossibile di giungere; ci rivedrete in breve: ardiamo di voglia di sciogliervi dal voto che faceste, e domattina partiremo per l’isola Bianca. —

«Ciò detto, allontanansi, si slanciano di scoglio in iscoglio, e pervengono ad una piccola eminenza vicina al mare; colà, deposti gli abiti ed annodati i capelli per gettarsi nell’acqua, la più giovane disse all’altra sorella: — Ei si annoierà a star solo! — Voi gli avreste tenuto compagnia volentieri, «le rispose la prima, «e mentre noi avremmo fatta la zattera, avreste lavorato a farla naufragare: sorella, avete già percorso molto il mare, ma non ne conoscete tutti gli scogli; andiamo ove il dovere ne chiama.» Gettansi tutte e tre nell’onde, e vanno a preparare la zatta.

«Habib, finito il pasto, e vedendo tramontare il giorno, fece la sua abluzione e la preghiera, ed addormentossi tranquillamente, attendendo il ritorno delle naiadi.»

NOTTE CDLXXVII

— I primi raggi del sole vennero in breve a ferirgli le palpebre; i suoi sguardi si volsero subito sullo stretto che lo separava dall’isola Bianca; e ne misurò avidamente cogli occhi l’estensione. D’improvviso scorge sul mare, che un dolce zeffiro increspava appena, un movimento straordinario, e distingue un