Pagina:Le mille ed una notti, 1852, V-VI.djvu/537

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NOTTE CDXCII


— La vecchia fu assai sorpresa della bellezza di Naam; la salutò profondamente, e le disse: — Io mi rallegro con voi, o signora, che abbiate ricevuto dal cielo tanta grazia e leggiadria, e d’essere unita ad uno sposo che può passare egli medesimo per un modello di beltà.» Poscia si mise a pregare, non cessando dalle genuflessioni e dalle preci sino a notte.

«La giovane schiava disse allora: — Mia buona madre, riposatevi alquanto. — Signora,» rispose la vecchia, «chi vuol essere felice nell’altro mondo, deve soffrire in questo.» Naam, avendo fatto portar da mangiare, soggiunse alla vecchia: — Prendete un po’ di questi cibi che v’offro, mia cara; pregate Iddio di toccare il mio cuore e spargere su me la sua misericordia. — Voi siete giovine,» rispose la vecchia; «alla vostra età si devono godere le dolcezze della vita: Dio, ne sono sicura, toccherà un giorno il vostro cuore; giacchè si legge nel santo Corano, che il Signore perdonerà a coloro che hanno abbracciata la fede, essendo egli buono e misericordioso. —

«Naam s’intertenne così qualche tempo colla vecchia, e disse quindi al marito: — Io vorrei che faceste qualche cosa per questa buona donna; essa ha la pietà dipinta sul volto. — Ebbene,» rispose Naama, «fatele apparecchiare una carriera, onde possa ritirarvisi, ed abbiate cura che nessuno le si accosti ed interrompa i suoi esercizi di pietà. Forse