Pagina:Le mille ed una notti, 1852, V-VI.djvu/692

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mava i convitati, ed era sempre occupato dello spettacolo che ne aveva colpiti gli sguardi. Non potendo più reprimere la propria curiosità, ingiunse a Giafar di domandare al giovine perchè l’avessero lacerato a vergate. Il visir, avendo fatto osservare al suo padrone che la domanda poteva essere inopportuna in quel momento, e che doveva aspettare la domane ad informarsi di quanto bramava sapere: — Giuro per la mia testa,» rispose Aaron, «e per la tomba d’Abbas (1), che se non interroghi subito quel giovine, risentirai i tristi effetti del mio corruccio.

— «Il falso califfo, avendo in quel punto guardato Aaron e Giafar, domandò qual fosse la cagione del loro alterco. — Non è nulla, sire,» rispose Giafar, cercando eludere la domanda. — Voglio assolutamente saperlo,» riprese il falso califfo, «e vi scongiuro di nulla nascondermi.

«— II mio compagno,» soggiunse allora Giafar, «credè avere scoperto sul vostro corpo vestigi di vergate; questa vista l’ha singolarmente maravigliato. — Come mai,» mi disse, «un califfo può egli essere stato così maltrattato?» Il mio camerata desidererebbe conoscere il motivo di sì straordinario avvenimento, ed io spero che vostra maestà vorrà perdonargli il suo ardire e la sua curiosità. —

«Il falso califfo, lungi dal sembrar offeso da tale domanda, disse sorridendo: — Vedo bene, signori, che voi siete personaggi d’un grado superiore a quello che annunzia il vostro esterno, e sospetto molto che chi manifesta una curiosità sì viva non sia lo stesso califfo Aaron Alraschild, che, per divertirsi, abbandonò il suo palazzo, travestito da mercante, insieme al gran visir Giafar ed a Mesrur, il capo degli eunuchi.

  1. Zio di Maometto, da cui discendevano i califfi Abbassici.