Pagina:Le mille ed una notti, 1852, V-VI.djvu/697

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«— Il signor Ali, qui presente, figlio di Mohammed il gioielliere, mi ha chiesta la mia mano; io glie l’accordai, ed ho ricevuto in dote questa collana.» Steso il contralto, il cadì si ritirò, e fu servito un lauto pranzo coi cibi più squisiti e delicati. Dieci giovani schiave, tutte di rara beltà, vestite nel modo il più elegante, affrettavansi a prevenire ogni mio desiderio.

«Verso la fine del pasto, la principessa Dunia ordinò alle schiave di cantare. Una di esse cominciò così:

«-«Il mio cuore ed i miei voti sono soggetti al vostro impero: io non desidero altro se non di piacervi.

««Com’è dolce passar la vita vicino all’oggetto amato, vederlo, ascoltarlo, e potergli dire sempre «tutto quello che la sua beltà c’inspira!»-»

«Le altre schiave celebrarono parimenti nei loro canti la nostra unione e felicità. Quand’ebbero finito, la principessa prese anch’ella il liuto, e cantò questi versi:

««Lo giuro pel diletto che si gusta a voi vicino, il mio amore è eguale all’arsura bruciante del mezzodì; abbiate pietà d’una schiava a’ cui occhi voi superate il resto degli uomini.

«-«Il riflesso del liquore contenuto in questa tazza dà al vostro viso lo splendore della rosa, mista alla beltà del mirto.»»

«Finito ch’ebbe, mi presentò l’istrumento; lo presi, e risposisi suo con questo complimento:

««Il cielo vi diede in dono tutta intiera la beltà; a chi mai potrei io paragonarvi?

««I vostri occhi son fatti per incatenare tutti i mortali: io ne risento il magico potere.

««Le vostre guance riuniscono il fuoco e l’acqua, e le rose vi crescono spontanee.»-»

Appena Scheherazade finiva di pronunciare queste