Pagina:Le mille ed una notti, 1852, VII-VIII.djvu/327

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L’alba sorgeva, mentre Scheherazade finiva il racconto; la notte seguente ne cominciò un’altra di tal guisa:

NOTTE DCIII

STORIA

D’ALI’ IL GIOIELLIERE, E DI SUO FIGLIO HASSAN.

— Un gioielliere immensamente ricco, chiamato Hassan, dimorava un tempo nella città del Cairo. Consacrate tutte le sue cure all’educazione dell’unico suo figliuolo, nomato Alì, e trovandosi al letto di morte, fece chiamare il giovane per dargli buoni consigli. — Figlio,» gli disse, «questo mondo cangia di continuo, e nondimeno rimane sempre il medesimo. Tutto ciò ch’ebbe l’esistenza divien preda della morte; sento ch’ella si avvicina, e desidererei, per tuo bene, che tu seguissi gli ultimi precetti del padre tuo. Io ti lascio ricchezze immense, e tu puoi spendere ogni giorno cinquecento pezze d’oro senza tema di veder esaurita la tua fortuna. Ma, figlio, non bandire giammai il timore di Dio e del suo Profeta. Sii benefico, frequenta le persone dabbene, fuggi i cattivi compagni, l’avarizia e la prodigalità, e non maltrattare la tua sposa incinta. Per me, prego Dio di non mandarti avversità prima del giorno in cui gli piacerà di chiamarti appiè del suo trono. —