Pagina:Le mille ed una notti, 1852, VII-VIII.djvu/465

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«O figliuolo degli uomini! non contare sull’avvenire, poichè l’ora della morte è vicina. V’ha un Dio che disperde le nazioni, e precipita i re dai vasti loro palagi nell'angusto albergo del sepolcro. Dove sono i potenti monarchi, già padroni della terra? Allorchè si destarono, più non erano che un pugno di cenere e di polve!»

«— Che sublimi bellezze! Si sono destati dopo la morte; ah! com’è grande!» sclamò l’emiro Mussa. Prese poi le tavolette per trascrivere sì bei pensieri, mentre lo sceik Abdos-Samed occupavasi a decifrare la seconda iscrizione, che conteneva quanto segue:

«O figlio degli uomini! come puoi fidarti al mondo? Non sai ch'è un soggiorno passaggero e perituro?

«Dove sono i re, i conquistatori, i monarchi dell’Irak e del Korassan? Dove sono i Cosroe?

«Passarono come se non avessero mal vissuto.»

«Mussa trascrisse anche questa iscrizione, e si accostò alla terza di cui ecco il contenuto:

«O figliuolo degli uomini! tu guardi con indifferenza scorrere i giorni dello tua vita, senza pensare al dì in cui comparirai davanti ai Signore per rendergli conto delle tue azioni!

«Che fu dei sovrani de’ la China, dell'Indie, della Nubla e dell’Abbazia? Il soffio della morte li ha annientati, ed il poter loro non li ha potuto difendere.»

«Bagnò l’emiro di lagrime le tavolette trascrivendovi quella iscrizione, e venne alla quarta tavola di marmo, ove lesse:

O figlio degli uomini! tu ti precipiti nell'abisso de' piaceri, senza pensare che la morte ti sta alle spalle. Poni la tua fiducia nel Signore, e non riguardare il mondo se non come un ragnatelo. Dove sono i fondatori ed i conquistatori de' vasti imperi? Mutarono nella tomba que' loro palagi ora abitati dai gufi.»

«Mentre l’emiro copiava pure questa bella iscrizione, il resto de’ suoi compagni di viaggio delibe-