Pagina:Le mille ed una notti, 1852, VII-VIII.djvu/598

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l’Irak o della Persia, correte qua tutti e toglietemi questa borsa: essa appartiene a chi me la ruberà,» Così attira una folla di gente che viene a comprar pesce nella speranza d'impossessarsi della borsa, ma niuno finora ne giunse a capo. Quanto a quelli che falliscono nell'impresa, ei li lascia mezzo morti dalle busse, e getta loro pezzi di piombo per accopparli. Talchè farete bene a rinunziare a Zeineb, non essendo facile ottenerla col consenso di quel vecchio birbone. — Non posso risolvermi a ciò,» rispose Alì; «bisogna che m'impadronisca della borsa di Serik, e così lo sforzi a darmi il suo assenso.» Fattosi quindi portare abiti da donna, si sfigurò come una gravida di nove mesi e vicina al parto, e postasi sotto le vesti una vescica piena di sangue, imitava così bene una femmina incinta, che tutti quelli che la vedevano camminare per istrada: : — Buon Dio!» gridavano, «qual imprudenza per una donna, la cui gravidanza è tanto inoltrata!» Noleggiò un asino ed andò a brevi passi verso la bottega di Serik, deve vide soppesa la borsa. — Asinaio,» disse quivi la pretesa incinta, «Sento odore di pesce, ed ho estrema voglia di mangiarne; recamene un pezzo.» Il conduttore, accostatosi alla bottega del pescivendolo: — Ho condotto qui,» disse, «mia moglie che è gravida ed ha una voglia di pesce; mettetene subito uno sulla graticola. — Non ho fuoco; » rispose Serik, e vomitò mille ingiurie contro la donna. La finta gravida smaniò puntellandosi sul padrone dell'asino, ed entrata nella bottega, lasciò cader d’improvviso il sangue che teneva nascosto sotto gli abiti, gridando: — Aimè! ahi! ahi! il frutto delle mie viscere!» Alla vista del sangue, il padrone dell'asino non potè frenare lo sdegno. — Miserabile! tuonò rivolto al pescivendolo, «miserabile! sei tu che neghi un pesce arrostito ad un’onesta donna gravida, e le cagioni un