Pagina:Le mille ed una notti, 1852, VII-VIII.djvu/602

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dargli la veste di sua figlia. — Se volete seguire il mio consiglo,» disse l’Ebreo, «e se la vita vi preme, rinunziate al temerario vostro disegno. Vi fu suggerita quest’idea per condurvi alla vostra perdita, ed io v’avrei data la morte sull’istante, se non avessi veduto ne’ miei libri che gli astri vi si oppongono. Rendete dunque grazia al felice vostro destino.» Ma Alì da ciò che udì non fece che viemeglio ostinarsi. — Bisogna assolutamente ch’io abbia quell’abito,» sclamò. — Ah! ah!» disse il Giudeo; «bisogna che assolutamente l’abbiate! Bene, vedremo.» Sì dicendo, prese una tazza coperta di caratteri misteriosi, ed empitala d’acqua, la sparse sopra Alì, tramutandolo in asino di mostruose orecchie.

«La mattina appresso, l’imbrigliò per montarlo, lo caricò di due sacchi d’oro, e recatosi alla bottega, legò Alì, il quale, ad eccezione della parola, conservava tutte le facoltà che come uomo possedeva. Per caso un giovane che aveva scialaquata la sua sostanza, venne a passare dinanzi alla bottega d’Esdra, e ridotto ad esercitare il mestiere di aquaiuolo per guadagnarsi il vitto, più non possedeva che un paio di braccialetti, cui vendette all’Ebreo per l’asino. — Eccomi in una bella situazione,» pensò Alì; «mi metterà un basto, servirò di scherno ai ragazzi, e gli schiavi mi caricheranno di busse. —

-«Il nuovo suo padrone lo raccomandò alla moglie come unico mezzo di sussistenza che gli rimanesse, ed uscì par andar a comprare i fornimenti necessari all’asino. Intanto, essendo la moglie sdraiata sur un meschino lettuccio, Alì, che sotto certi rapporti era asinissimo, e d’altra parte non era quello che compariva, avvicinandosi al letto, volle dare alla donna prove del suo amore. Si pose questa a gridare, ed i vicini accorsero a liberarla. Il padrone, furioso d’aver comprato una sì villana bestia, corse dall’Ebreo a