Pagina:Le mille ed una notti, 1852, VII-VIII.djvu/64

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pessa Zoloch; egli non ha potuto resistere ai lacci che si tendono nei vostri stati agli stranieri, ed il canestro, portandolo qui, l’ha reso il più sventurato degli uomini. Io l’amo in guisa che non volli lasciarlo morire senza cercar di dargli qualche conforto; mi sono dunque esposta, sotto queste mentite spoglie, a tutti i perigli d’un lungo viaggio, per tentar l’avventura del canestro.

«— Come! non siete un uomo?» riprese il re.

«— No, sire, io mi chiamo Zahide,» rispos’ella, fregandosi il viso con un liquore preparato a tal uopo; indi, levatosi il turbante, che lasciò cadere i più bei capelli, parve sì leggiadra, che Badanazer ne fu colpito, e sentì gli strali dell’amore per la prima volta. Pure, non volendo comparire diverso da quello ch’era sempre stato, ed arrosendo d’un sentimento a lui sconosciuto, le disse con una falsa fierezza: — L’inganno che usaste, Zahide, meriterebbe la morte; chi sa pure se abbiate detto il vero sull’illustre vostra nascita? Ma io faccio grazia alle vostre attrattive: vivete vicino a Zoloch, senza speranza di rivedere vostro fratello, nè di tornare nei suoi stati. Per voi, sorella, continuate a cercarvi uno sposo: Zahide non è conforme alla legge. —

«Le due principesse si ritirarono: Zoloch, la quale, malgrado la conformità del nome, non osava lusingarsi che l’uomo cui amava fosse lo stesso di quello citato da Zahide, le volse tante domande, e questa le rammentò tante circostanze, che ormai, non dubitando più della verità, risolse di esporsi a tutto piuttosto che tornare nei giardini.

«Badanazer non tardò a venir a trovare colei che facevalo sospirare. Volle favellarle del proprio amore; ma, benchè lo trovasse amabile, Zahide lo trattò colla massima severità. Il principe se ne dolse, ed ella gli disse che, se voleva piacerle, bisognava le