Pagina:Le mille ed una notti, 1852, VII-VIII.djvu/65

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permettesse d’usare, colla principessa Zoloch, dell’autorità che le leggi imposte dal re dei geni, ed approvate dal consiglio, le davano sufficentemente.

«Badanazer fece sulle prime qualche difficoltà, ma finì col dirle: — Acconsento alle vostre brame, in quanto la cosa può dipendere da me, e non avrò altro volere fuor del vostro.

«— Da questo momento,» essa rispose, «io vieto le cene del giardino, e non voglio più che il canestro parta per andar a cercare altri stranieri.

«— Sono costretto a dirvi,» riprese il re, «che quanto proibite riguarda il re dei geni. Le parlerete voi stessa,» aggiunse poi, «essendomi facile di farlo venire: tutto quello che posso fare in quest’occasione, è di unire le mie preghiere alle vostre. Ma, mia sorella,» continuò, «non si mariterà dunque mai?

«— Perchè?» disse Zahide.

«— La legge m’ingiunge,» interruppe il re, «di far provare nei giardini lo sposo che il ciclo le destina.

«— Qualunque giuramento che abbia per oggetto una cosa impossibile nulla vale,» rispose Zahide con un’aria d’autorità onde il re fu sorpreso; «ed io ne farò uno più semplice, ma che osserverò religiosamente. Voi mi amate, sire?» aggiuns’ella con modestia; «ebbene! vi prometto di sposarvi, se potete privarvi, per mio amore, d’una cosa di cui il bisogno ed il piacere riuniti vi sproneranno a godere: vi do tre giorni per resistervi.

«— Acconsento,» rispose il re; «di che volete che mi privi? non v’ha nulla di cui non sia capace per provarvi il mio affetto.

«— Non vi conosco ancora abbastanza per esigere sagrifici,» rispos’ella; «ma se voi m’amate, potrete privarvi della cosa onde non vi avrò prevenuto.