Pagina:Le mille ed una notti, 1852, VII-VIII.djvu/669

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detto i ladri. Ma a un tratto sopraggiunse il padrone del giardino e li sorprese. «Noi non ne abbiam colpa, dissero i ladroni; abbiam trovato qui questo ragazzo, ed ei ci chiamò per raccogliere le noci che coglieva.» Ebbe il fanciullo un bel giustificarsi; il padrone gli fece portare la pena del furto, ed i ladri se n’andarono..... I vostri visiri vogliono così sagrificarvi ai loro interessi e trarsi d’impaccio, mettendo voi nell’imbarazzo.

«— Hai ragione, mia diletta,» disse il re; «non sarò tanto stolto da caricarmi del peso degli affari; val molto meglio passare piacevolmente il tempo in colloqui amorosi. —

«La domane, il visir ed il popolo recarensi al palazzo colla speranza di vedere il re, ma non furono lasciati entrare. — Saggio visir,» disse il popolo a Scimas, «vedete che insensato è questo nostro re! Per metter il colmo a’ suoi falli, si fa reo di menzogna; bisogna che gli parliate un’altra volta. —

«Ben sapeva Seimas che quel mutamento nella risoluzione del sultano poteva esser effetto dell’astuzia delle sue donne; fece dunque domandare ed ottenne un’udienza particolare. — Gran re,» gli disse, «avete dimenticato troppo presto i saggi vostri disegni. Somigliate a quell’uomo che soleva trarsi dietro il suo camello sempre imbrigliato; volendo risparmiare la briglia, provò una volta a condurlo senza legarlo; ma il camello si diede alla fuga, privandolo tutto l’utile che ne poteva ricavare. E così voi arrischiate di perdere il trono, volendo risparmiarvi la pena di mettere il morso ed il freno ai vostri sudditi. Credetemi, o sire, per purificare il proprio corpo, non è mestieri fare le abluzioni tutto il giorno; per godere de’ piaceri sensuali, non occorre consumare colle donne tutto il tempo. Si mangia per saziar la fame, si beve per estinguere la sete: l’uom saggio fa il medesimo