Pagina:Le murate di Firenze, ossia, la casa della depravazione e della morte.djvu/18

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me una vera sconfitta, e invece che approfittare e valermi della ottenuta resa, io mi sentiva più volentieri disposto ad accettare e subire gli oneri e i sacrifizi del vinto. Mi sforzai di persuadere all’amico che io aveva profferite quelle parole con puerile sconsideratezza; lo pregai a non farene alcun conto, a dimenticarle. — Che se, soggiungeva, io non fossi già da gran tempo certo del delicato e tenero sentire dell’anima tua, ogggi me ne avresti data una sicurissima prova, quando ad un semplice accenno fatto al tuo cuore, tu hai creduto subito, e generosamente ti sei detto pronto ad ogni sacrifizio per appagare i miei desideriii. Più che sufficiente ricompensa a quel poco che io ho potuto fare per te, è la carissima tua amicìzia, e se a questo ricco dono ti piace aggiungere il gradito regalo di rivedere il tuo sogno, ritoccarlo se ne abbisogna, e permettermi di pubblicarlo, tu mi avrai fatto contentissimo, perchè potrò finalmente veder stampata qualche cosa uscita dalla tua penna.

— Ti vedo così fermo nel proposito di voler dare alle stampe questo strambottolo, che non voglio più contrastartelo. Rivedrò subito questa descrizione, e quanto prima le la rimetterò. Ma intendiamoci bene! la regalo a te, e diventa tua: non voglio dunque che il mio nome vada in mostra; osserva questo e nel rimanente fa che ti piace.
— Il patto sarà tenuto! all’opera!
— Dammi lo scritto.
— Ora si che sei vermnente buono, gli dissi ridendo

e consegnandogli i fogli; scherzo vè, tu sei buono sempre.

— Eh già son buono sempre! e appunto perchè buono han tentato di farmi cattivo col tenermi 41 mesi a casa del diavolo.