Pagina:Le murate di Firenze, ossia, la casa della depravazione e della morte.djvu/17

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— Tanto meglio! metti dunque in netto almeno questo e concedimi di farlo stampare.

A che mai tanta fretta? lasciami prender fiato, non mi caricare quando a mala pena posso la vita! come sarà venuto il freddo, e ci sarem messi a quartier d'inverno, potremo far qualcosa in proposito, ma ora no!

— Davvero io non credeva di trovarti così ostinato! e dopo i servigi che ti ho resi, mi riprometteva da te più discreta condiscenza.

Finalmente aveva toccata la corda che rispondeva alla nota; m'accorsi che le ultime mie parole l'avevano ferito; stette alcun tempo silenzioso, gettò su di me uno di quei suoi eloqueutissimi sguardi con coi tanto ti dice in un istante, mi prese una mano, se la recò e compresse sui cuore, e cogl'occhi umidi di pianto:

— Amico, disse, il bene che mi hai fatto è profondamente scolpito qui, qui nel mio cuore. Ciò che tu mi chiedi non è la ricompensa che io ti debbo; non si soddisfa con sì poca cosa a debito tanto grave. Spiacemi che tu abbia potuto per un momento solo pensare che io abbia dimenticati i tuoi servigi; se io mi oppposi a' tuoi desideri lo feci persuaso di non darti dispiacere, e ben lontano dal sospettare che tu potessi credere il mio rifiuto effetto di ingratitudine. Ora che mi richiedi sotto questo titolo non posso e non debbo fare altre opposizioni; i tuoi desideri mi saranno leggi, comanda, obbedirò.

Io aveva buttate là quelle parole senza considerarle gran fatto; la risposta dell'amico mi fece intendere quanto io fossi stato indiscreto, ingiusto. Conosceva a fondo il di lui cuore, a quelle parole non mi doveano uscir di bocca. Aveva vinto, ma quella vittoria fu per