Pagina:Le murate di Firenze, ossia, la casa della depravazione e della morte.djvu/35

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— Egli è medico di professione; la donna che gli vedi accanto è la di lui moglie. Essa è un angelo di bontà, lo ama e lo amò sempre, sebben non lo meriti, del più ardente e sincero affetto; ma per quanto lo accarezzi, lo secondi, lo comporti, non può ottenere che questo perfido non la tenga sempre in gran pressura, non l'affligga e dispetti in mille guise. Tradì lo fede a lei per infardarsi con una sfacciata sgualdrina rotta ad ogni vizio. Anch'essa è vincolata da matrimonio, ma perfidi ambedue, procaci e sfrontati, non intesero che a farsi oggetto di uno scandalo immenso, rendendo pubbliche e manifeste le loro peccaminose tresche.

Da quella martire di sofferenza, che gli vedi piangere accanto, ebbe due figli, un maschio ed una femmina, ma nella gestazione dei feti, adizzato dalla sua druda, attentò sempre alla vita della moglie, curando con iniquo disegno la di lei gravidanza per tumori uterini. Dio la volle salva a dispetto e gastigo di quei due scellerati, e nonostante i medicinali i più nocivi, e una cura tutta intesa alla di lei morte, essa, si sgravò al debito tempo di due creature. Il maschio resistè a tutti i disagi, a tutti i malitrattamenti che dovè soffrire nell' utero materno, e dato vivo alla luce, rimase a conforto di questa infelice, che nell'amor del figlio alloggia e mitiga l'affanno che il marito le cagiona. Non fu così della bambina, la quale dovè anche di più soffrire i barbari trattamenti del padre, perchè da lui giudicata un doppio tumore uterino. Contro la vita di lei e della moglie tanto brancicò e trafficò costui, che la creatura imbozzacchì, incatarzolì in seno alla madre e mostratasi appena alla luce, morì prima che venuta fosse a vita.

— Misero me! Che sento mai!