Pagina:Le opere di Galileo Galilei II.djvu/209

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206 avvertimento.


Anzitutto, il trovare che nel testo edito dal Daviso sono esposte dottrine contrarie al sistema copernicano, che Galileo professava, per lo meno, fin dal 1597, non vale ad impugnarne l’autenticità; anzi questo fatto è conforme a quanto fu ad esuberanza dimostrato1 vale a dire che egli nel suo insegnamento si attenne del tutto al sistema tolemaico. E a torto fu invocata contro l’autenticità stessa la indiretta testimonianza del Viviani, il quale anzi ebbe esplicitamente ad affermarla2. Che tale trattato non sia fattura del Daviso, dimostrano ancora i manoscritti sincroni che ne abbiamo rinvenuti; e che, infine, sia veramente opera di Galileo, lo dimostra luminosamente il fatto, che in uno dei capitoli della «Sfera», quale fu pur edita dal Daviso, là dove si tratta «Delle longitudini e latitudini, i termini delle definizioni, la trattazione dell’argomento e perfino gli esempi (fatta soltanto astrazione dal luogo al quale si riferiscono) sono quei medesimi usati da Galileo per la determinazione delle longitudini in mare, la quale egli fece inviare, per via diplomatica, nel 1612 al Governo Spagnuolo, e che fino al 18183 rimase inedita negli Archivi Toscani di Stato.

Il sapere tuttavia, per l’una parte, che Galileo aveva steso un trattato della Sfera, ed il vedere, per l’altra, come da grandi autorità veniva impugnata l’autenticità di quello edito dal Daviso, doveva condurre ad attribuire al Nostro alcuni dei trattati anonimi di Sfera, dei quali v’ha dovizia nelle biblioteche: e così avvenne che fossero creduti scritture di Galileo quelli contenuti nel codice della Biblioteca Nazionale di Firenze segnato II. IV. 683, nell’Ashburnhamiano 623 (già 692) della Medicea Laurenziana, e nell’Add.1 22786 del British Museum. Nessuno però di tali scritti, diversi l’uno dall’altro4 ha alcun che di comune con l’opera di Galileo, che qui pubblichiamo.

Di questo Trattato della Sfera ovvero Cosmografia, come all’Autore piacque di chiamarlo, ci son noti i seguenti esemplari manoscritti:

a = Bibl. Naz. di Firenze; Mss. Gal, Par. III, T. II, car. 28-69.

m = Bibl. Naz. Marciana di Venezia, Cl. IV. ital., n. CXXIX; pag. 1-96.

r = Bibl. Casanatense di Roma, cod. E. III. 15. 675.

c = Bibl. dell’Università Jagellonica di Cracovia, cod. 571; car. 2-45.

Di questi esemplari, il codice a, che sulle due guardie (car. 28 r, e 69 v.), in mezzo a diverse parole scritte, o incominciate a scrivere, senz’ordine alcuno, quasi per trastullo, porta ripetuto più volte il nome di Niccolò Giugni, ed una volta quello

  1. Favaro, Galileo Galilei e lo Studio di Padova. Vol. I, pag. 156-159.
  2. Documenti inediti per la Storia dei Manoscritti Galileiani nella Biblioteca Nazionale di Firenze pubblicati ed illustrati da Antonio Favaro: nel Bullettino di Bibliografia e di Storia delle Scienze Matematiche e Fisiche; Tomo XVIII, 1885, pag. 191.
  3. Memorie e Lettere inedite finora o disperse di Galileo Galilei ordinate ed illustrate con annotazioni dal Cav. Giambatista Venturi, ecc. Parte Prima. Modena, per G. Vincenzi e Comp., M.DCCC.XVIII, pag. 177-180.
  4. Cfr. Sulla autenticità della Sfera Galileiana edita dal P. Daviso e intorno a tre trattati di Sfera erroneamente attribuiti a Galileo: a pag. 55-70 dei Nuovi Studi Galileiani per Antonio Favaro, inseriti nel Vol. XXIV delle Memorie del R. Istituto Veneto di Scienze, Lettere ed Arti.