Pagina:Le opere di Galileo Galilei II.djvu/274

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avvertimento. 271

che il Nostro appose ad altri libri de’ suoi avversari, non può non riconosoere in queste lo stesso spirito e lo stesso sapore, nè restare punto in dubbio sull’autore loro. Per la qual cosa noi crediamo che dalla copia su cui le aveva segnate Galileo, e che andò perduta, le abbia il suo discepolo trasportate su questa, giunta fino a noi: a quel modo che, come già abbiamo avuto occasione di vedere1, il Viviani trascrisse sopra una copia dei libri De sphaera et cylindro di Archimede le postille galileiane, che gli erano state mandate da Vincenzio Santini.

Abbiamo riprodotto la scrittura del Capra esattamente in modo conforme alla edizione originale, soltanto correggendo alcuni errori di stampa, che avrebbero reso oscuro il senso, aggiungendo qualche accento, e rare volte ritoccando, in servigio della chiarezza, la punteggiatura: chè sarebbe stata male spesa ogni altra fatica in emendare l’opera di costui. Conforme poi alle norme che ci proponemmo di osservare in tutta l’edizione2, abbiamo pubblicato le postille a piè dei luoghi della Considerazione a cui si riferiscono, usando del corpo di carattere che è riservato alle cose di Galileo: e indicammo, come faremo sempre in casi simili, col carattere spazieggiato i luoghi dell’opera del Capra, a cui le postille si riferiscono, e che nel citato esemplare il Viviani sottosegnò, conformandosi certamente all’esemplare che aveva dinanzi, postillato da Galileo.

Fra le diverse pubblicazioni, alle quali porse motivo ed argomento nel 1605 la singolare apparizione della Stella, dobbiamo poi notare il Discorso intorno alla nuova stella di Antonio Lorenzini da Montepulciano3 imperocché esso diede occasione ad una scrittura stesa in lingua pavana e sotto forma di dialogo, la quale in questa nostra edizione comparisce per la prima volta insieme con le Opere di Galileo. Senza entrare qui in una minuta analisi del Dialogo che, come scrittura d’un Cecco de’ Ronchitti da Brugine, fu stampato a Padova circa sei settimane dopo la pubblicazione del Discorso, e riprodotto poscia a Verona4, noteremo che in bocca ad uno dei due interlocutori sono posti concetti tutti galileiani; anzi può dirsi che quelle idee, le quali sappiamo d’altra parte essersi Galileo formate intorno alla nuova Stella ed alle questioni alle quali diede origine, vi sono esposte tutte, almeno per quanto ne porgevano occasione le opposizioni al Discorso del Lorenzini.

Quando il Dialogo fu pubblicato, corse voce ch’esso fosse di Galileo; e di questa

  1. Vol. I, pag. 231.
  2. Per la edizione nazionale delle Opere di Galileo Galilei, ecc. Esposizione o Disegno di Antonio Favaro, Firenze, tip. di G. Barbèra, 1888, pag. 86.
  3. Discorso dellEcc. Sig. Antonio Lorenzini da Montepulciano intorno alla Nuova Stella. Stampato in Padova, per il Pasquati, 1605. Con licenza della SS. Inquisizione. — E col medesimo titolo, In Padova, M.DC. V. Appresso Pietro Paolo Tozzi.
  4. Dialogo de Cecco di Ronchitti da Bruzene. In perpuosito de la Stella Nuova. Al Lostrio e E obelo lì do Segnor Antuogno Squerengo degnetissemo Calonego de Pava, sò Paròn. Con alcune ottave d’Incerto, per la medesima Stella, contra Aristotele. In Padova, appresso Pietro Paulo Tozzi. M.DC.V. — L’edizione di Verona porta l’identico titolo, e quindi: «In Padova, per Pietro Paolo Tozzi, — E poi in Verona, per Bortolamio Merlo. Con Licenza de’ Suporiori». Sebbene l’edizione di Verona manchi di data, non esitiamo a giudicarla di poco posteriore a quella di Padova.
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