Pagina:Le opere di Galileo Galilei II.djvu/275

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272 avvertimento.

voce noi troviamo un eco nel suo carteggio1; ma diligenti indagini, istituite a tale proposito2, hanno mostrato come sotto lo pseudonimo di Cecco de’ Ronchitti si nasconda un monaco benedettino, per nome D. Girolamo Spinelli3, se non discepolo, nello stretto senso della parola, certamente familiare del Nostro, e che anco nella polemica col Capra si levò in difesa di lui. Secondo il nostro avviso, che è pur quello di valentissimi cultori degli studi galileiani, Cecco de’ Ronchitti è una maschera che in realtà nasconde non uno, ma due scrittori, cioè uno scienziato ed un letterato. Lo scienziato, Galileo, fornì gli argomenti e forse anche molti squarci del Dialogo; lo Spinelli, padovano, l’avrà steso nella lingua pavana: ma non si esclude però che nella stesura, o nella traduzione, una certa parte possa averla avuta Galileo stesso, il quale del dialetto rustico padovano era conoscitore e appassionato cultore4.

Nella riproduzione del Dialogo, avuto riguardo all’importanza che può avere tale monumento per gli studi linguistici, ci siamo imposti una fedeltà anche del solito più grande alla fonte da noi usata, che fu l’edizione di Padova. Abbiamo perciò soltanto introdotto quelle leggiere modificazioni, più che altro materiali, che, senza portare alcuna alterazione sostanziale, potevano rendere agevole la lettura: come la distinzione dell’u dal v; l’aggiunta di qualche accento; la mutazione di che’ l, se’ l, su’ l, ecc. in che ’l, se ’l, su ’l, ecc.; di cha, unito alle forme verbali di prima persona, e, poche volte, di el, in ch’ a, e ’l; e qualche lieve e necessario ritocco della punteggiatura. Del resto, e rispettammo incostanze di grafìe, e l’abuso di accenti che non avrebbero alcuna ragione di essere, e la punteggiatura non sempre razionale, e la lettera minuscola dopo il punto; chè l’introdurre modificazioni più forti, mentre non avrebbe giovato a chi non abbia cognizione del pavano, sarebbe stato partito di cui forse neppure i cultori delle scienze linguistiche ci sarebbero stati grati. A piè di pagina registrammo le varianti che risultavano dal confronto con l’edizione di Verona, la quale differisce da quella di Padova non solo per leggiere mutazioni di carattere fonetico e grafico e per alcuni errori di stampa, ma anche, in alcuni luoghi, per notevoli aggiunte o modificazioni che risguardano il senso5.

  1. Mss. Galil., Par. I, T. VI, car. 129.
  2. Cfr. Galileo Galilei e il «Dialogo de Cecco di Ronchitti da Bruzene in perpuorito de la Stella nuova», Studi e ricerche di Antonio Favaro: negli Atti del Reale Istituto Veneto di scienze, lettere ed arti; ser. V, tomo VII. Venezia, 1880-81, pag. 195-276. — A. Favaro, Galileo Galilei e lo Studio di Padova. Vol. I, pag. 286-301.
  3. La Biblioteca Nazionale di Firenze possiede un esemplare del Dialogo, segnato «CIV. 12», che già appartenne al Viviani, e sul verso del cartone porta scritto con matita, di pugno dello stesso Viviani: «P. D. Girolamo Spinelli Priore in S. Giustina di Padova nel 1619». La qual notizia trasse senza alcun dubbio il Viviani da una lettera di Lorenzo Pignoria a Galileo sotto il dì 27 dicembre 1619. Cfr. Mss. Galil., Par. I, T. VIII, car. 99.
  4. A. Favaro, Galileo Galilei e lo Studio di Padova. Vol. I, pag, 290-292.
  5. È anche osservabile, nella riproduzione veronese, la mancanza delle rubriche marginali che rimandano ai luoghi confutati del Discorso del Lorenzini: quanto alle quali rubriche è però da notare che in tutti gli esemplari dell’edizione padovana a noi noti fu cancellato a penna il nome di esso Lorenzini. Sono pure notevolmente modificate nella stampa veronese le ottave d’Incerto che nella padovana tengono dietro al Dialogo. Tali ottave, noi abbiamo stimato superfluo riprodurle, non avendo motivo per tenere che Galileo abbia avuto in esse parte alcuna.