Pagina:Le opere di Galileo Galilei II.djvu/297

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294 consideratione astronomica

non fu che molto sminuisce della sua grandezza, ma perchè il lume del Sole alquanto l’offuscava, come aviene in tutte le altre stelle: di più si scopre falso, che questa stella fosse simile in grandezza a Venere, non superando lei se non di poco Giove1. Doppo dunque che alli 15 fu di novo osservato il predetto portento, andando un giorno a visitare l’Illustriss: Sig. Iacomo Aloysio Cornaro, lo avisai di questa nova & peregrina luce; quale mostrò havere gran desiderio di vederla, il giorno credo seguente ritrovandomi ancora in casa sua mi adimandò il loco di questa Stella, con la positione, che havea con Marte & Giove, allegando che volea, che l’Eccellentiss: Galileo la vedesse; io che sino a quell’hora non havevo total precisione del loco di questa Stella, li scrissi la sua longhezza in circa 18 gradi di Sagittario, & la larghezza in circa doi gradi verso la parte Boreale, & anco li depinsi il sito di Giove & Marte, che in rispetto della Stella nova haveano. Fraposto poco tempo mi riferì il sodetto Sig., che l’Eccellentiss: Galileo havea poi veduto la peregrina Stella. Da questo cavasi una conclusione necessaria, cioè che l’Eccellentiss: Galileo habbi havuto il tempo, & il loco di questo novo portento dall’Illustriss: Cornaro, del che non dimeno non ne ha lui fatta alcuna mentione nelle sue lettioni. Credo che dalla sopra narrata historia apertamente consti questa Stella non esser stata prima del giorno dieci da alcuno osservata, già che nel nono non fu possibile, che alcuno la vedesse, quando bene si volesse credere, che all’hora già fosse generata.

Hormai venendo a quella parte dove delle paralassi l’autor nostro parla; notisi, che nel Cap. 3. volendo narrare l’opinione de mathematici generalmente propone le paralassi; non come li mathematici, che sottilmente considerano le paralassi secondo la longhezza, & larghezza in rispetto dell’ecliptica, il che nulla dimeno li sij concesso, giachè come Philosopho di cotal cose poche intende. Tralasciando poi le paralassi nel cap. 4. diffusamente s’ingegna indure li Mathematici in contraditione, perchè non potendo loro rispondere in che modo in Cielo si facci generatione, in qual modo questa Stella si sij generata, non ci essendo ivi contrarietà, perchè in tanto spatio di tempo mai si sii corrotta alcuna parte del Cielo, & non potendo ad altri simili quesiti rispondere, pare che apertamente siano convinti. A questo se ben si potria lungamente rispondere, come forsi con altra occasione si farà; basti per hora, che li mathematici con evidentissime demonstrationi provino che questa stella sii nel Ciel Stellato, come già fu superabundantemente di quella dell’Anno 1572, dimostrato dal nobilissimo, dottissimo, & ingeniosissimo Tychone Brahe. A voi Filosofi naturali tocha poi il solvere li proposti quesiti, & ritrovar il modo di queste generazioni Celesti, come senza


  1. E perchè ho da credere più a te, che la fai poco maggiore di Giove, che a quelli che la paragonano di grandezza a Venere?