Pagina:Le opere di Galileo Galilei II.djvu/299

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search
296 considerazione astronomica

Luna. Tal che se si osserva tanta paralasse nella parte superiore, et nella inferiore della luna, non vedo perchè il centro non debbi havere la sua paralasse, il che non è degno che con più longa oratione si rifiuti. Quindi cavasi, che se la differentia delli aspetti nella luna non si può salvare con la variatione delli propositi angoli; molto meno si potrà salvare nelli altri corpi Celesti; che a noi si mostrano non di tanta grandezza1.

Quello sogiunge dil centro dil Sole, credendo che sii impossibile ritrovarlo per la sua lucidezza, chiaramente dimostra non haver molto praticato in questa scientia, che certo se ne havesse cognitione non crederebbe li mathematici si sciochi, che volendo haver il centro dil Sole, tentino affisare l’occhii per mezzo delli suoi raggi, ma non essendo questo degno di annotatione tralasciasi, certo che volendo dalli mathematici imparare, ritroverà facilissimo modo nell’investigare il vero centro dil sole. Seguita poi, & dice non potersi sapere; se Venere occulta Mercurio, o Mercurio Venere, & così d’ogn’altra stella, per ciò sapere saria di mistieri alle volte lasciando le ociose piume, sotto l’aria serena, contemplar quel mirabile artificio, che non senza causa fu dalla somma bontà d’Iddio avanti li nostri occhii collocato, & così si saria reso certo se sii possibile o no, si come fecce quel diligentissimo mathematico & osservatore Simone Mario, quale havendo osservato, che la luna eclipsava per un’hora continua Marte, non puote se non molto meravigliarsi, mentre io li esponeva questo loco in lingua latina, non essendo lui ben capace della nostra materna, che si rivocassero in dubio simili cose.

Lungo saria il volere puntualmente essaminare quella sua demostratione, che nel 2. Cap. 6 conchiude, ma sapend’io che la verità è contenta di poche parole, mi sforzerò, con la maggior brevità possibile, pigliar tutta la forza di quella sua demostratione, & vedere, se è di tanto valore, che meriti per quella doversi sacrificare cento vitelli, o se pure, come io credo, è fondata sopra deboli, per non dir falsi principii. Ben volentieri sapria perchè non ha proposta la figura di questa sua demostratione, che non havendolo fatto credendo fosse cosa facile l’intenderla, è degno di scusa; ma se lo havesse fatto acciò non si potesse totalmente intendere il suo proposito non mi parebbe cosa bona. Propone adonque per fondamento di questa sua ragione, che due linee da un occhio uscite non ponno toccare un corpo Spherico se non mentre è posto nel zenith, & questo perchè solo ivi quelle linee possano fare angoli retti con le linee tirate dal centro di quel corpo rottondo. Che questo sii falso, cioè che un corpo spherico posto in altro luogo, che nel Zenith, non possi esser toccato da due linee da un’occhio uscite, perchè quelle non possino fare angoli retti con le linee tirate dal centro di esso corpo spherico; se ben credo non habbi bisogno di molta demostratione essendo contro

  1. Nell’edizione originale si legge a questo punto: Qui si accomodi la Figura segnata. ⁂ con le quali parole è indicata la figura, che occupa una tavola in fine dell’opera, ma che noi abbiamo preferito inserire al posto nel quale è richiamata.