Pagina:Le opere di Galileo Galilei II.djvu/301

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298 consideratione astronomica

li mathematici, che le legeranno, che siino degne di più longa inquisitione, non sarà fori di proposito passare ad altro, se prima haverò notata cosa pur frivola. Dice l’autor nostro in confirmatione delle sue ragioni, che le corone, che intorno ad alcune stelle, alle volte risplendono senz’alcun dubio sono poste nell’aria, il che è vero, pure si vedono in ogni parte similmente. Se havesse ben considerato quello che Aristotele adduce come causa di queste corone, certo non havrebbo addotta si debole ragione; poscia che queste corone non altro sono che una refrattione di lume di quella tale stella nell’humidità dell’aria supposta, & perciò aviene che queste corone in ogni regione si vedano, pure che in ogni loco sii l’aria disposta a ricevere questa refrattione, che se aviene come al spesso si vede, che in una parte sia disposta a ricevere cotal refrattione, & in un’altra non sii disposta all’hora tal corona in un loco si vede nell’altro non si vede; & pure quando si vede in ogni loco, non è la medesima corona, ma varia portione dell’aria, sì come riguarda colui che considera tal corona.

Al contrario questa stella si scopre in ogni regione ben che molto lontana, dil che io ne son reso certo per lettere da Eccellente persona venute, & da me con diligentia lette, che in Alemagna si sii scoperta questa stella della medesima grandezza, con li medesimi colori, & nel medesimo loco secondo la longhezza & la larghezza sino quasi nelli minuti: di donde può fare una consequenza, che le osservationi delli mathematici non sono così dubie, poscia che quelli osservano in Germania si precisamente convengono con quelli osservano qui in Padova.

Dalli predetti principii nel fine del Cap. ne cava una consequenza non conveniente, cioè che questa stella non può essere osservata da altri, che da quelli a’ quali è verticale, & pure vole che cadauno la veda nel medesimo loco; se queste consequenze meritino reprobatione dichilo chi alcuna cosa intende, che io per me non so se in tal proposito dichi da vero.

Stabilita la sua conclusione cioè che questa Stella si ritrovi nella regione ellementare, vedendo esser gran difficoltà il persuadere come questa essalatione calda & secca possi durare sotto il concavo della luna, dove secondo il parere de Peripatetici è la sphera dil foco, s’affatica nel Cap. 7 in dimostrare, che li ellementi sono permisti, & per ciò statuisce ivi essere non simplice foco, ma foco permisto con aria; il che se ben fosse vero non dovrà negare, che si come l’aria, a noi vicina più ritiene della sua natura, che della natura delli altri ellementi allei permisti, così il foco deve ivi ritenere più della sua natura, che non della natura aerea; nè vale che se ivi fosse foco attraherebbe a se tutto il caldo delle altre cose, perchè essendo ivi in materia molto rara, & disgregata, non ha tanta attione alla quale, li altri ellementi reagendo, non possino resistere: se adonque ivi è foco se ben permisto, non so come una essalatione calda & secca, & per consequenza di parte tenui & sottili possi si lungamente durare. Parmi di più cosa ardua, quando dice, che l’essalatione calda & secca, che secondo Aristotele