Pagina:Le opere di Galileo Galilei II.djvu/341

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338 avvertimento.

b = cod. D. 95 Inf.; in 8 carte numerate a parte (la prima delle scritture contenute nel volume);

e = cod. S. 83 Sup.; car. 156-174, numerate originariamente 1-17;

d = cod. S. 99 Sup.; car. 8-201.

Della seconda scrittura possediamo invece un solo esemplare, nelle car. 177-190 del medesimo codice S. 83 Sup. or ora citato. L’essere appartenuti detti codici al Pinelli ci assicura che sono anteriori al 1601, anno della morte di lui; e questo fatto, confermato dalla forma della scrittura, mette fuori d’ogni dubbio la loro anteriorità alla stampa del 1606.

La prima di queste scritture è senza dubbio quella che più si discosta da detta stampa; e perciò abbiamo stimato bene pubblicarla per intero, in quella parte almeno che è contenuta in tutt’e quattro i codici mentovati. Questi presentano tutti l’identico testo, spesso perfino gli stessi materiali spropositi di trascrizione; e se qualche rara volta l’uno dall’altro alcun poco differisce, vedesi essere per errore od arbitrio del copista. Tuttavia è possibile stabilire, con qualche probabilità, un certo ordine tra di essi. I codici a e b passarono certamente sotto gli occhi di Galileo, dalla cui mano sono state aggiunte, come abbiamo indicato a’ loro luoghi, alcune parole che il copista aveva omesso nella trascrizione; sebbene però Galileo non correggesse altri errori dell’amanuense, forse perchè non turbavano il senso. Il codice b presenta poi, in tre luoghi, dei segni di richiamo, scritti coll’inchiostro medesimo delle aggiunte galileiane; e a’ luoghi indicati da questi segni, nel codice c sono inseriti tre brani, che mancano in a e b: inoltre, mentre in a e b la scrittura rimane in tronco là dove si comincia a trattare dei diversi modi di misurar con la vista per mezzo del quadrante, il codice c, invece, dopo avere offerto tutto ciò che è contenuto negli altri due, compie, ma di altra mano, detto argomento. Il codice d è copia di c, con qualche correzione, o racconciatura, di alcuni errori più gravi; presenta, come c, le tre operazioni aggiunte, e della parte con cui c venne compiuto, quel tanto che potè esserne trascritto sopra un foglio di guardia. Il complesso di queste circostanze sembra indicare che a sia, sebben di poco, la copia più antica; b viene probabilmente secondo; da esso potè esser copiato c, in cui però furono inserite, a’ luoghi dove i segni lo indicavano, le tre operazioni che frattanto Galileo aveva aggiunto. Il codice a è poi senza dubbio il più corretto quanto al testo, come il più accurato quanto alle figure; e su di esso abbiamo condotto la nostra edizione, rare volte correggendolo con l’aiuto degli altri2. Abbiamo bensì pubblicato anche le aggiunte di c, tenendole distinte nelle note: non

  1. Dei cod. a, b, d parla anche il Venturi, Memorie e Lettere inedite finora o disperse di Galileo Galilei, ecc. Parte Prima, ecc. Modena, per G. Vincenzi e Comp., M. DCCC. XVIII, pag. 77-78.
  2. Dal cod. a e dai suoi fratelli abbiamo rispettato la forma colibro, in luogo di calibro (pur dubitando della sua toscanità), avendola trovata affatto costante in questi manoscritti. Nella stampa originale del 1606, invece, colibro compare una sol volta.