Pagina:Le opere di Galileo Galilei IX.djvu/223

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contro il portar la toga. 219

175Dicon ch’è grave errore, e troppo1 importa,
     Ch’un dottor vadia a casa le puttane:
     La togal gravità non lo comporta.
E ’l veder2 queste cose così strane
     Mi fa poi far qualch’altro peccataccio,
     180E bene spesso adoperar le mane:
Onde costor, che3 si pigliano impaccio
     Della mia salvazione e del mio bene,
     Bravano e gridan ch’io4 non ne fo straccio.
A un che vada in toga non conviene5
     185Il portar un vestito che sia frusto,
     A voler che la cosa vadia bene6;
Perchè, mostrando tutto quanto il fusto7
     E la persona8 giù lunga e distesa,
     Egli è forza ch’ei faccia9 il bellombusto:
190E così viene10 a raddoppiar la spesa;
     E questa a chi non ha molti quattrini11
     È una dura e faticosa impresa.
Non ci vuol tanti rasi ed ermisini12,
     Quando tu puoi portare il ferraiuolo:
     195Basta aver buone scarpe e buon calzini13;
Il resto, quando sia14 di romagnuolo,
     Non vuol dir nulla, se ben par che questa15
     Sia una sottigliezza da Spagnuolo16:
E non importa che tu ti rivesta,
200Mutand’abiti e foggie a tutte l’ore,
Se è17 dì di lavoro o dì di festa.18

  1. 175. errore, che troppo, C
  2. 178. Il veder, B
  3. 181. Onde color che, E, s
  4. 183. e dicon ch’io, E, s
  5. 184. Se tu vai in toga non ti si conviene, D, E, F, G, s
  6. 186. Altrimenti la cosa non va [sta, E, s] bene, D, E, F, G, s
  7. 187. il busto, C
  8. 188. Della persona, D, E, G, s
  9. 189. Gli è forza che si faccia, C; Bisogna che tu faccia, D, E, F, G, s
  10. 190. E così vieni a, E, F, G
  11. 191. ha troppi quattrini, E, s
  12. 193. o ermisini, B, C, D, e, F, G, s
  13. 195. buone calze e buon scarpini, F
  14. 196. quand’e’ sia, D, G
  15. 197. se bene poi questa, C
  16. 198. di Spagnuolo, B, G
  17. 201. S’è, A; S’egli è, B; Se gli è, C
  18. 200-201. I codici D, E, F, G e la stampa s in luogo dei v. 200-201 leggono i seguenti:
    E che tu faccia differenza alcuna,
    Ch’e’ sia dì di lavoro o dì di festa:
    Sia di nero o di bianco, tutt’è una;
    Tu non ha’ a mutar foggia a tutte l’ore
    Nè più nè manco come fa la luna.
    Nel penultimo verso i codici F, G leggono Non hai da mutar foggia, e il cod. E Tu non ha’ mutar fogge, e la stampa s Tu non ha’ a mutar fogge.