Pagina:Le opere di Galileo Galilei V.djvu/228

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228 istoria e dimostrazioni

midiametro del suo cerchio), e non 6, come stimò Apelle, giudicando tali intervalli così a vista, dove è grande occasione d’allucinarsi. Posta dunque tale, qual veramente fu, la sua distanza da Giove, ed essendo che la stella E fosse veduta un poco più occidentale di lei, benissimo incontra che per la retrogradazion di Giove ella si mostrasse, quanto alla longitudine, congiunta con lui il dì 8 d’Aprile. Si è, di più, gravemente ingannato Apelle nel voler concluder che il moto di questa stella E fosse più veloce di quel della stella D. E prima, s’inganna a dir che l’angolo contenuto da lei, dalla stella D, e da Giove, li 30 di Marzo, fosse ottuso, cavandosi da i suoi medesimi detti, esser di necessità stato acuto: poi che la longitudine dalla stella D a Giove fu allora (dice egli) minuti 6, e tanta fu la latitudine australe della stella E, ed il suo intervallo da Giove minuti 8; ma in un triangolo equicrure, che abbia ciascuno de’ lati eguali 6 e la base 8, l’angolo compreso da essi lati è necessariamente acuto, e non ottuso, essendo il quadrato di 8 men che doppio del quadrato di 6. E falso, oltre a ciò, che tale e’ si mantenesse sino alli 5 d’Aprile: prima, perchè la stella D delli 5 d’Aprile, segnata occidentale da Giove, non è la stella D delli 30 di Marzo, anzi questa D di Marzo è poi l’orientalissima presso all’estremità B delli 5 d’Aprile, con la quale ella non contiene altramente angolo acuto, ma ottusissimo; ed in consequenza è falso quello che concludeva Apelle, cioè che il movimento della stella E sia più veloce; anzi è molto più tardo che quello della D: oltre che, quando ben e’ fusse più veloce, non so quello che ciò concludesse per mostrar la stella E esser mobile, e non fissa, potendosi referir la causa d’ogni disagguaglianza nel movimento della D. Cessa per tanto questa prima ragione; anzi conclude l’opposito di quello a che ella fu indirizzata. Ma più: qual inconstanza è questa d’Apelle a voler, per provare una sua fantasia, suppor in questo luogo che le stelle notate nelle sue osservazioni e contrassegnate con i medesimi caratteri si conservino le medesime; dicendo poi poco più a basso, creder fermamente che le si vadino continuamente producendo e successivamente dissolvendo, senza ritornar mai l’istesse? E se questo è, qual cosa vuol egli, può, raccòr da questi suoi discorsi?

1. come Apelle, B, s — 11. la longitudine della stella D, s. In B è incerto se debba leggersi della oppure dalla, poichè l’una di queste due lezioni fu corretta nell’altra, ma non è chiaro quale delle due sia la primitiva. — 26. disaguaglianza, B, s — 28. indrizzata, s — 30. contrasegnate, s — co i, B, s — 32-33. producendo successivamente e dissolvendo, B, s — 33-34. In A E se questo è è corretto, di mano di Galileo, in E se così è. —