Pagina:Le opere di Galileo Galilei VII.djvu/397

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verso qualche stella, ed io mi son servito della Lira, che nasce tra settentrione e greco, e poi con l’appressarmi e slontanarmi da essa corda, traposta tra me e la stella, ho trovato il posto dal quale la grossezza della corda puntualmente mi nasconde la stella; fatto questo, ho preso la lontananza dall’occhio alla corda, che viene a esser un de’ lati che comprendon l’angolo che si forma nell’occhio e che insiste sopra la grossezza della corda, e che è simile, anzi l’istesso, che l’angolo che nella sfera stellata insiste sopra il diametro della stella, e dalla proporzione della grossezza della corda alla distanza dall’occhio alla corda, con la tavola de gli archi e corde, ho immediatamente trovata la quantità dell’angolo; usando però la solita cautela che si osserva nel prendere angoli cosí acuti, di non formare il concorso de’ raggi visuali nel centro dell’occhio, dove non vanno se non refratti, ma oltre all’occhio, dove realmente la grandezza della pupilla gli manda a concorrere.
Sagredo

Capisco questa cautela, se ben vi ho un non so che di dubbio; ma quel che mi dà piú fastidio è che in questa operazione, quando si faccia nelle tenebre della notte, mi par che si misuri il diametro del disco irraggiato, e non il vero e nudo della stella.


Salviati

Signor no, perché la corda nel coprir il nudo corpicello della stella leva via i capelli, che non son suoi ma del nostro occhio, de i quali riman privo subito che se gli nasconde il vero disco; e voi, nel far l’osservazione, vedrete come inaspettatamente vi si cuopre da una sottil cordicella quella assai gran fiaccola che pareva non doversi nascondere se non doppo ostacolo assai maggiore. Per misurar poi esattissimamente e ritrovar quante di tali grossezze di corda entrino nella distanza dell’occhio, piglio non un solo diametro della corda, ma accoppiando molti pezzi della medesima sopra una tavola, sí che si tocchino, prendo con un compasso tutto lo spazio occupato da 15 o 20 di loro, e con tal misura misuro la lontananza, già con altro piú sottil filo presa, dalla corda al concorso de’ raggi visuali. E con questa assai esatta operazione trovo, il diametro apparente d’una fissa della prima grandezza, stimato comunemente 2 minuti primi, ed anco 3 minuti prima da Ticone nelle sue Lettere Astronomiche, fac. 167, non esser piú di 5 secondi, che è una delle 24 o delle 36 parti di quello che essi han creduto: or vedete sopra che gravi errori son fondate le lor dottrine.


Sagredo