Pagina:Le poesie di Catullo.djvu/106

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106 Le poesie di Catullo


Ma chi co ’l ferro, ond’io tolta ti fui,
     Gareggiar può? Dei monti il più sublime
     60Le radici divelte ebbe da lui:

Non passeggiavan più superbe cime
     D’Iperione le progenie chiare,
     63Allor che i Medi le sue viscere ime

Schiusero; e all’Ato in sen creando un mare,
     Dei barbari le torme indi fùr viste
     66Sopra guerreschi legni alto vogare.

Una chioma che può, se non resiste
     Un’alpe a lui? Cada, per dio, distrutta
     69Dei Calibi la razza avida e triste;

Cada chi primo della terra tutta
     Spiò le vene, e la virtù ribelle
     72Del ferro ebbe a mortali usi ridutta!

Piangeano il fato mio le mie sorelle,
     Da me pur dianzi separate, allora
     75Che l’aere aprendo con le penne snelle,

L’aligero corsier nato ad un’ora
     Con l’etiope Mennon le premurose
     78Piume ad Arsinoe offrì locria signora;