Pagina:Le poesie di Catullo.djvu/85

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trad. da Mario Rapisardi 85


20Chiama ella e grida, e insana e furibonda
     Per greppi e balze angoscíosa ascende,
     E nell’immensa azzurrità dell’onda
     L’arse pupille immobile protende;
     Poi corre all’orlo dell’ondosa sponda,
     Nè di calzare il piè molle difende;
     E singhiozzando e lacrimando insieme,
     Queste muove dal sen querele estreme:

21“Così, perfido, me ch’al natio lito
     Strappasti, così me, perfido, in questa
     Piaggia hai lasciata? E sei, Teseo, partito?
     E pensiero di me nullo a te resta?
     Il giuramento dagli Dei sancito
     Così l’anima tua dunque calpesta?
     E rechi, in pegno di cotanto affetto,
     Gli esacrandi spergiuri al patrio tetto?

22Come, o crudel, potè l’aspra tua mente
     Non inchinarsi ad un pensier men rio,
     E verun senso di pietà, clemente
     Ti fe’, non che benigno, al dolor mio?
     Eppur ben altro, o falso cor, sovente
     Mi promettevi, altro a sperare ebb’io,
     Quando, misera, offrivi agli occhi miei
     Bramate nozze o splendidi imenei!