Pagina:Le poesie di Catullo.djvu/91

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trad. da Mario Rapisardi 91


38Ti si suggelli nella mente questo,
     E siati in ogni caso ognor palese:
     Depongano le antenne il vel funesto,
     Come a vista tu sii del tuo paese:
     Issin le torte funi, issino presto
     Il candido trinchetto in sul calcese,
     Perch’io conosca alfin, che a lieti giorni
     Tu sei serbato, ed al mio sen ritorni."

39Come le nubi dall’aerea cima
     Di nevosa montagna il vento caccia,
     Dal core di Tesèo, dov’eran prima,
     Questi avvisi sparîr, nè lasciàr traccia.
     Ma il genitor che da una torre adima
     Lagrimosa pe ’l mare ampio la faccia,
     Ed ansíoso dall’estrema vetta
     Gli occhi consuma, e vigilando aspetta,

40Appena scorge tra le vele al vento
     Svolgersi ancor la lugubre gramaglia,
     Credendo il figlio acerbamente spento,
     Su gli alti scogli a capo giù si scaglia.
     Così pari è la pena al tradimento,
     E Teseo ed Arianna un lutto agguaglia;
     Chè il dolor, ch’egli alla Minòide inflisse,
     Lui spensierato al suo ritorno afflisse.