Pagina:Le poesie di Catullo.djvu/95

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trad. da Mario Rapisardi 95


50All’ampie mense d’ogni cibo piene
     Siedon gli Dei sui nivei sogli, intanto
     Che tentennando il corpo in moto lene
     Sciolgon le Parche veritiere il canto.
     Fin al piè l’egre membra avvolte tiene
     Bianco e di rossa lista ornato un manto;
     Nivee sul capo antico hanno le bende;
     La man di rito all’opra eterna attende.

51Regge la manca la vellosa rocca,
     Trae l’altra or con dita alte il fil diffuso,
     Or col pollice in giù torcendo scocca
     Librato in aria in largo giro il fuso;
     E ad ora ad ora eguaglian con la bocca,
     E assottigliano il fil, siccome è l’uso;
     E i bioccoli, che fean l’opera scabra,
     Qua e là s’attaccan su l’arsicce labra.

52Anzi ai lor piedi in viminei cestelli
     La molle e bianca lana è custodita;
     E mentre che così filano i velli,
     Suona la voce lor chiara e spedita:
     Parlano i fati ne’ lor canti belli
     Ch’avranno al mondo imperitura vita,
     E che giammai, finchè s’aggiri l’anno,
     Popol nessuno accuserà d’inganno.