Pagina:Le prose e poesie campestri....djvu/50

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34 le prose

belle, virtuose non men che accorte? e albergandovi, perchè non le incontrerò io alcuna volta ne’ miei passeggi? Sarà di Ninfa il lor passo, sarà di Musa la voce loro; e quanto con la memoria di quello, e di questa non rallegrerò io qualche momento men sereno della mia solitudine, quando

                                                  ruit arduus æther,
Et pluvia ingenti sata læta, boumque labores
Diluit?

Veggo un torrente: niun mi dica donde viene, e sin dove giunge. E che è mai dietro a quel colle? O ch’io nol sappia, o voglio chiarirmene io stesso. Se la mia vista fosse così acuta e possente, che, veggendo una montagna, io scorgessi ogni suo boschetto, ogni vallicella, ogni grotta, mal mi saprebbe della mia vista, per cui non gusterei più il diletto della maraviglia all’improvviso trovare d’un fresco e verdeggiante asilo per quella montagna. Quel bosco io mi guarderò bene dall’aggirarlo tutto, e dal conoscerne ogni parte interna,