Pagina:Le rime di Lorenzo Stecchetti.djvu/539

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adjecta. 507

II.


     Sotto i cenci di seta entrava il vento
che le carni mordea freddo, spietato,
e la lordura che cadea dal mento
4colava a fiotti dentro il sen slacciato.

     Il povero Pierrot tutto sgomento,
tossendo le chiedea: «Che cosa è stato?»
e guardava sorpreso il pavimento
8dalla compagna sua contaminato.

     Poi quando quell’orror fu terminato,
la mascherina si frugò un momento
11in sen col fazzoletto ricamato:

     indi, ripreso un poco il sentimento,
ruppe in un riso stridulo, ammalato
14e sparì urlando: «Ah, che divertimento!»