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postvma. 63

XXXVIII.

MEMORIE BOLOGNESI *


A Giovanni Vigna Dal Ferro.1


     Vigna, nel mio cortil nereggia un fico,
L’albero sarto del gran padre Adamo;
Io pranzo all’ombra de’ suoi rami e dico:
          — Vecchia Bologna, t’amo!

  1. Questa poesia diretta a G. Vigna Dal Ferro, ora nell’America del Nord è la sola di argomento esclusivamente bolognese che ci permettiamo di inserire in questa raccolta. Ai non bolognesi che non conoscono il Nettuno del Giambologna che il popolino chiama il gigante ed ignorano le ombre della Villa Reale di S. Michele in Bosco, non sarà inutile dire che Sant’Isaia e Via Toschi sono due strade bolognesi: che il Caffè delle Scienze possedeva una fioraia arrivata alla celebrità per aver rappresentato la moglie di un Lucumone Etrusco in una mascherata: che in piazza della Pace nei venerdì sera d’estate la banda musicale cittadina rallegrava il numeroso pubblico co’ suoi concerti. In quell’epoca fanatizzavano i brani dell’opera i Goti del Gobatti, così ingegnosamente difesi dall’illustre critico Enrico Panzacchi. Quanto al biondo Ottone è un buon birraio viirtemberghese, biondo così così, poiché l’emistichio è rubato al Carducci, e che vende la birra di Vienna appunto in Piazza della Pace. — Le spiegaaioni sono lunghe, ma volendo inserire la poesia già stampata nel giornale bolognese la Patria, allora diretto dal Vigna Dal Ferro, erano troppo necessarie.

    O. G.