Oimè, terra è fatto il suo bel viso, 35Che solea far del Cielo, E del ben di lassù fede fra noi. L’invisibil sua forma è in Paradiso Disciolta di quel velo Che qui fece ombra al fior degli anni suoi, 40Per rivestirsen poi Un’altra volta, e mai più non spogliarsi; Quand’alma, e bella farsi Tanto più la vedrem, quanto più vale Sempiterna bellezza, che mortale. 45Più che mai bella, e più leggiadra donna Tornami innanzi, come Là dove più gradir sua vista sente. Questa è del viver mio l’una colonna: L’altra è ’l suo chiaro nome, 50Che sona nel mio cor sì dolcemente. Ma tornandomi a mente Che pur morta è la mia speranza viva Allor ch’ella fioriva; Sa ben’ Amor, qual’ io divento, e spero 55Vedel colei ch’è or sì presso al vero.
Donne, voi che miraste sua beltate, E l’angelica vita, Con quel celeste portamento in terra; Di me vi doglia, e vincavi pietate, 60Non di lei, ch’è salita A tanta pace, e me ha lasciato in guerra; Tal, che s’altri mi serra Lungo tempo il camin da seguitarla; Quel ch’Amor meco parla, 65Sol mi ritien ch’io non recida il nodo; Ma e’ ragiona dentro in cotal modo:
Pon freno al gran dolor che ti trasporta; Che per soverchie voglie Si perde ’l Cielo, ove ’l tuo core aspira;