Pagina:Leibniz - La Monadologia, 1856.djvu/16

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i Cartesiani hanno molto fallato, non avendo fatto verun conto delle percezioni, delle quali non ci addiamo; e di quindi hanno creduto i soli spiriti essere monadi, nè darsi anime di bestie, nè altre entelechie: e di quindi ancora hanno a mo’ de’ volgari confuso un lungo sbalordimento colla morte, e sono incorsi eziandio nel falso opinamento degli Scolastici, che le anime fossero interamente separate: ed è avvenuto che gli spiriti mal preoccupati si confermassero nella credenza della mortalità delle anime.

15. L’azione del principio interno, che produce il cambiamento, o il passaggio da una ad altra percezione, può essere nomato appetizione. Egli è vero che l’appetito non potrebbe sempre pervenire interamente ad ogni percezione, cui tende, ma sempre alcun che ne assegue, e trapassa ad altre percezioni.

16. In noi stessi sperimentiamo una moltitudine nella sostanza semplice, allorchè avvisiamo che il minimo pensiero, che in noi si rivela, involge una varietà nell’obbietto. Cosicchè tutti coloro, i quali ammettono che l’anima sia una sostanza semplice, devono ammettere questa moltitudine nella monade: e Bayle non doveva trovarvi difficoltà, come fece nel suo dizionario all’Art. rorarius.

17. D’altra parte siamo costretti a confessare che la percezione, e ciò che ne dipende, è inesplicabile per ragioni meccaniche, cioè per figure o per movimenti: e se immaginiamo una macchina, la cui struttura faccia pensare, sentire, percepire, si potrà concepire ingrandita conservando le medesime proporzioni, di maniera che vi si possa entrare come in un molino. Ciò posto, se ci faremo a visitarlo al di dentro, vi troveremo dei pezzi che si sospingono gli uni e gli altri,