Pagina:Leibniz - La Monadologia, 1856.djvu/21

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27. E il forte immaginare, che li sovrapprende e muove, deriva o dalla grandezza, o dalla moltitudine delle percezioni precedenti; poichè spesso un’impressione forte fa subito l’effetto d’una lunga abitudine o di molte reiterate lievi percezioni.

28. Gli uomini agiscono come le bestie allora che le consecuzioni delle loro percezioni non si fanno che per il principio della memoria, rassomigliando ai medici empirici, i quali hanno una semplice pratica senza teoria: e noi non siamo che empirici nei tre quarti delle nostre azioni. A cagione d’esempio, quando l’uomo aspetta che farà giorno dimani, giudica da empirico, perchè è sempre avvenuto così fino al presente. Ma l’astronomo solo in ciò si argomenta secondo ragione. (1)

29. Ma la cognizione delle verità necessarie ed eterne è quello, che ci distingue dai semplici animali, e ci fa possedere la ragione e la scienza, sublimandoci alla conoscenza di noi stessi, e di Dio. Ciò si chiama in noi anima ragionevole, o spirito (2).

30. Onde per la conoscenza delle verità necessarie, e per le loro astrazioni ci eleviamo agli atti riflessivi, che ci fanno pensare a ciò che si appella

    feriori, cioè all’intuito, alla percezione, alla memoria, ed eziandio ad alcuni rapidi ragionamenti semplicemente intuitivi.

  1. Ciò prova quello che si è detto nella nota antecedente, cioè che i bruti formano dei ragionamenti intuitivi.
  2. Ecco la distinzione fra la intelligenza dei bruti e dell’uomo data maestrevolmente da Leibniz stesso, la quale meriterebbe di essere accuratamente considerata. Si noti ancora il senso soverchiamente ristretto, che dà alla voce spirito, inteso soltanto per anima ragionevole.