Pagina:Leibniz - La Monadologia, 1856.djvu/25

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45. Così Dio solo (o l’essere necessario) ha questo privilegio, che debba esistere, se è possibile. E come nulla può impedire la possibilità di ciò che non rinchiude alcun limite, alcuna negazione, e per conseguenza alcuna contradizione; così questa sola considerazione è sufficiente per conoscere l’esistenza di Dio a priori. Noi l’abbiamo già provato per la realità dei veri eterni; ma l’abbiamo provato ancora a posteriori, imperocchè esistono esseri contingenti, i quali non potrebbero avere la loro ragione ultima o sufficiente, se non nell’essere necessario, che ha la ragione della propria esistenza in sè stesso. (1)

46. Nullostante non deesi immaginare con alcuni che le verità eterne, essendo dipendenti da Dio, sieno arbitrarie e dipendenti dalla sua volontà, come pare l’intendesse Cartesio, e poscia ancora M. Poiret. Questo non avviene che per le verità contingenti, di cui il principio è la convenienza, e la scelta del migliore, laddove le verità necessarie dipendono unicamente dal suo intendimento, e ne sono l’oggetto interno.

47. Di modo che Dio solo è l’unità primitiva, o la sostanza semplice originaria, di cui tutte le monadi create o derivate sono produzioni, e nascono, come a dire, per folgorazioni continue della divinità di mo-

  1. Si è disputato se la semplice possibilità di Dio, ossia il pensiero che ne abbiamo, sia sufficiente ad argomentarne la realtà, come Leibniz ammette saviamente. Coloro però che vi si oppongono, mostrano di non aver ben considerato la natura degli umani pensieri, i quali non potrebbero prodursi nell’anima senza un reale oggetto a questi corrispondente. Così pensando a Dio è necessario se ne abbia presenta la realtà: come pensando a qualsiasi idea ed oggetto bisogna che si contemplino realmente.