Pagina:Leibniz - La Monadologia, 1856.djvu/27

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search

— 21 —

a priori di ciò che ha luogo nell’altra; ed è perciò che si dice che agisce sopra l’altra.

51. Ma nella sostanze semplici non è che un influsso ideale d’una monade sopra l’altra, che non può avere effetto che per l’intervenzìone di Dio, in quanto che nelle idee di Dio una monade dimanda con ragione, che Dio regolando le altre fin dal principio delle cose, le abbia riguardo; poichè una monade creata non potrebbe operare un influsso fisico sopra l’interiore dell’altra: e non è che per questo mezzo che l’una abbia dipendenza dall’altra. (1)

52. Ed è perciò che fra le creature le azioni e le passioni sono mutue; essendochè Dio confrontando due sostanze semplici trova in ciascuna delle ragioni, che l’obbligano ad acconciarvi l’altra: e conseguentemente ciò che è attivo sotto certi rispetti, è passivo sotto un altro punto di considerazione: attivo in quanto che ciò che si conosce distintamente in lui, serve a rendere ragione di quello che ha luogo in un altro; e passivo, in quanto che la ragione di ciò, che ha luogo in lui, si trova in quello, che si conosce distintamente in un altro.

53. Or come àvvi una infinità di universi possibili nelle idee di Dio, e non ne può esistere che uno solo, è mestieri che vi abbia una ragione sufficiente nella scelta di Dio, che lo determina all’uno piuttostochè all’altro.

  1. Ritorna qui Leibniz alla sua dottrina dell’armonia prestabilita, in cui alcuna esistenza non può operare sulle altre, e procedono d’accordo in grazia della virtù divina, che le determina e coordina. È però a considerare con qual meraviglioso ingegno il profondo scrittore espone la sua dottrina.