Pagina:Leibniz - La Monadologia, 1856.djvu/32

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le piante del giardino, e l’acqua infrapposta fra i pesci dello stagno non sia nè pianta, nè pesce, tuttavia essi ne contengono, ma spesso d’una sottigliezza a noi impercettibile.

69. Di tal maniera non vi è nulla d’incolto, di sterile, di morto nell’universo: niun caos, niuna confusione che in apparenza, a mo’ di dire come ne apparirebbe in uno stagno a certa distanza, in cui si vedrebbe un movimento confuso, un brulichio, per così dire, di pesci dello stagno senza discernere gli stessi pesci.

70. Si conosce da ciò che ogni corpo vivente ha un’entelechia dominante, che è l’anima nell’animale: ma le membra di questo corpo vivente sono piene di altri viventi, piante, animali, ciascheduno de’quali ha ancora una sua entelechia, o anima dominante.

71. Ma non è perciò mestieri supporre con altri, che aveano mal compreso il mio pensiero, che ciascun’anima abbia una mole o porzione della materia propria sempre a lei attaccata, e che possieda per conseguenza altri viventi inferiori deputati sempre al suo servizio; imperciocchè tutti i corpi sono in un flusso perpetuo, come i fiumi, e delle parti vi entrano ed escono incessantemente.

72. Cosicchè l’anima non cambia di corpo che a poco a poco per gradi, di maniera che non è giammai spogliata ad un tratto di tutti i suoi organi; ed àvvi sovente metamorfosi negli animali, ma non mai metempsicosi, nè trasmigrazione di anime, e neppure vi hanno anime interamente separate, nè genii senza corpo. Dio solo ne è distaccato interamente.

73. E questo fa sì che non vi sia giammai generazione intera, nè morte perfetta presa alla lettera, consistendo questa nella separazione dell’anima. E ciò