Pagina:Leila (Fogazzaro).djvu/162

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150 CAPITOLO QUARTO

interruppe subito con un «lasci lasci!». Il sorriso disparve dal suo volto.

«Dunque è partito?» soggiunse. Massimo rispose che lo credeva.

«Ah, Lei non era con lui quando è partito?»

«Non mi è stato possibile.»

Donna Fedele tacque. Il suo silenzio, il suo viso parvero dire: doveva esserle possibile!

«Volevo partire con lui» diss’egli. «Si è opposto. Stamattina sono qui per volontà sua.»

«Questo lo capisco» disse donna Fedele, un po’ fredda. Avrebbe desiderato che Massimo restasse a ogni modo con don Aurelio fino all’ultimo. Ma, non conoscendo le circostanze, non giudicò. Chiese di quel che avesse detto, di quel che avesse fatto il fuggitivo nelle ultime ore. Durante il racconto di Massimo, andava ripetendo: povero don Aurelio! Povero don Aurelio! Massimo raccontò quello che poteva raccontare.

«Adesso saranno contenti» diss’ella amaramente, alzandosi. Si assicurò che gli usci del salotto fossero chiusi e ritornò a Massimo, dicendo: «Non mi fido di nessuno, siamo nel regno dello spionaggio, a onore e gloria della onestà e della carità cristiana». Ed entrò subito nell’argomento delicato, scusandosi di entrarvi. Più diplomatica di don Aurelio, cominciò con domandare al giovine se si fosse ingannata attribuendogli una inclinazione seria per la signorina Lelia; e, avuta la risposta, soggiunse che per l’amicizia corsa fra lei e sua madre, posto quanto le aveva detto di lui don Aurelio, gli offriva volentieri il proprio aiuto.

«Credo» diss’ella «che col signor Marcello appena ve ne sia bisogno. Il signor Marcello comprende che non può e non deve esigere dalla ragazza il sacrificio della sua vita intera. E per Lei, poi, ha un grande affetto. Ma la ragazza stessa? Io credo che abbia un